Las cosas estan echadas;
mas, de pronto, se levantan,
y, en procesion alumbrada,
se entran, cantando, en mi alma.
Festa
Le cose stanno distese;
ma, all’improvviso, si levano,
e, in processione splendente,
m’entran, cantando, nell’anima.Juan Ramon Jiménez (1881-1958)
Non vorrei crepareprima di aver vistoi cani neri del Messicoche dormono senza sognarele scimmie dal culo nudoche divorano pistilli i ragni d’argentonei nidi pieni di bolle non vorrei creparesenza sapere se la luna sotto la sua falsa faccia della medagliaha una parte a puntase il sole è freddo se le quattro stagioni davvero sono solo quattro senza aver provato a portare una gonna sui grandi boulevard senza aver guardato in un tombino della fogna senza aver messo il pisello in qualche angoletto bizzarro non vorrei finire senza conoscere la lebbra o le sette malattie che si beccano là sotto il bene e il male non mi darebbero pena se se se sapessi di avere la precedenza e c’è anche tutto quel che so tutto quel che apprezzo che so che mi piace il fondo verde del mare dove girano di valzer i fili delle alghe sulla sabbia ondulata la paglia in fumo di giugno la terra che si screpola l’odore delle conifere e i baci di quella là quella che qui che là la bella che voilà il mio Orsacchiotto, l’Ursulà non vorrei crepare prima di aver consumato la sua bocca con la mia bocca il suo corpo con le mie mani il resto con i miei occhi non dico altro si deve avere un po’ di rispetto non vorrei morire senza che nessuno abbia inventato le rose eterne la giornata di due ore il mare in montagna la montagna al mare la fine del dolore i giornali a colori tutti i bambini contenti e ancora tanti trucchi che dormono dentro i crani dei geniali ingegneri dei giardinieri gioviali dei soci socialisti degli urbani urbanisti e dei pensierosi pensatori tante cose da vedere da vedere e da intendere tanto tempo da attendere a cercare dentro il nero e io io vedo la fine che si spiccia e arriva con la sua gola mocciosa e che mi apre le braccia di rana sciancata Non vorrei crepare nossignore nossignora prima d’aver assaggiato il gusto che mi tormenta il gusto che è il più forte non vorrei crepare prima d’aver gustato il sapore della morte. Boris Vian (Ville d’Avray 1920 - Parigi 1959)
Tenetevi stretti ai sogni
perché se i sogni muoiono,
la vita è un uccello con le ali spezzate
che non può volare.
Tenetevi stretti ai sogni
perché quando i sogni se ne vanno
la vita è un campo arido
gelato dalla neve.
Langston Hughes (Joplin 1902 - N.York 1967)
Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.Se chiudesse gli occhi cadrebbero.Solo il suo stupore li mantiene sospesi,
la sua piccola mano li innalza, il suo cuore li muove e li allontana.Senza un bambino appiccicato ai vetri,alle alte ringhiere di una terrazza adulta,gli aeroporti morirebbero d'orrore.Un bambino non potrà mai pronunciare la parola"aeronautica"ma da lui dipenderà l'imitazione dell'uccello.Un bambino non saprà calcolare le distanzema è lui la garanzia del ritorno.Ogni aeroporto deve avere un bambino incollato ai vetri, accanto agli altoparlanti, dovunque si acquatti la paura.Grazie a lui durerà meno lacrime il rientro di tutti,dorrà meno baci l'addio delle madrie le hostess potranno prescindere da avvisi insulsi.Un aeroplano per ariasono molti bambini che guardano l'orizzonte.Alexis Diaz Pimienta - L'Avana 1966
Se tu fossi un edelweiss
scalerei
la montagna azzurra
per coglierti.
Se fossi un fiore acquatico
mi tufferei nelle verdi
profondità sottomarine
per prenderti.
Se fossi un uccello
andrei
nelle immense foreste
per ascoltarti.
Se fossi una stella veglierei
tutte le mie notti
per vederti, Libertà.
Zehor Zerari (poeta algerino del '900)